Lodo Alfano-bis PDF Stampa E-mail
giovedě 04 febbraio 2010

Il faro di Napolitano sul Lodo Alfano-bis

alfano

(http://www.lastampa.it) ROMA
Questa volta le fonti ufficiali non ci hanno neppure provato a far passare il messaggio che l’incontro di ieri mattina tra il Presidente della Repubblica e il ministro della Giustizia è stato una formale ritualità. Per un verso lo sarà anche stato, nel senso che stava per essere approvata in prima lettura alla Camera la legge sul legittimo impedimento e c’erano tante altre cose da commentare insieme, a partire dalla tempestosa inaugurazione dell’anno giudiziario. Ma, proprio perché c’era tanta carne al fuoco, Giorgio Napolitano ha colto l’occasione per fornire un’interpretazione particolarmente pregnante di quella che più tardi Angelino Alfano ha definito «chiara e leale collaborazione».
Estremamente preoccupato per le voci circolate a proposito della legge definita «anti-pentiti», Napolitano ha preso atto «con soddisfazione» da Alfano che il governo «non ha nulla a che farci». Il Presidente lo sapeva già, ma desiderava sentirselo dire di persona dal Guardasigilli.

Sono note alcune delle perplessità sollevate dai consiglieri giuridici del Presidente a proposito del disegno di legge sul legittimo impedimento. Delle osservazioni inviate dal Quirinale a Palazzo Chigi alcune sono state accolte, altre no. Restano alcune perplessità su un paio di aspetti, riguardanti il grado di discrezionalità del giudice nell’assegnare il beneficio e il termine rinnovabile del beneficio stesso (il Presidente preferirebbe tre mesi invece di sei). Ma, nel complesso, si tratta di un provvedimento che, pur non apprezzandolo particolarmente, Napolitano sembra in linea di massima orientato a firmare, soprattutto se, nella lettura al Senato, riceverà qualche miglioria.

Ma ciò che è molto significativo è quanto il Presidente ha aggiunto sia a proposito di questo provvedimento sia a proposito di quello, già approvato in prima lettura al Senato, sul processo breve. La posizione del Capo dello Stato sui due ddl è nettamente diversa. Se, come si diceva, è orientato a firmare il primo, la sua opposizione al secondo, già resa esplicita al governo nelle scorse settimane è stata ribadita anche ieri in termini netti al ministro responsabile. Per le stesse ragioni per cui, al tempo del «lodo Alfano» avrebbe rinviato alle Camere la legge «blocca-processi», ha già fatto sapere che, così com’è, non intende firmare quella sul processo breve. E non ha nascosto di sperare ancora che venga ritirato.

Più in generale, però, Napolitano ha osservato che sia il primo che il secondo sono provvedimenti temporanei, che andrebbero comunque rivisti nel quadro della riforma della giustizia più volte annunciata dal governo e più volte sollecitata da Napolitano, della quale, però - ha rilevato tristemente il presidente - «non si sa ancora cosa contiene, se la si immagina ad ampio spettro oppure limitata, se la si vuole concordare o no». Insomma, non si sa niente.

Sarebbe invece importante procedere in fretta e procedere nel modo giusto - ha sottolineato il Capo dello Stato - anche perché l’approvazione di tutti questi provvedimenti occasionali e temporanei, svincolati da un disegno complessivo, scopre il fianco alle critiche di chi denuncia provvedimenti «ad personam» invece di un intervento a favore di tutti i cittadini.

Napolitano non ha nascosto di non approvare certe manifestazioni clamorose di protesta da parte dei magistrati e ha ricordato di averlo anche detto più volte in discorsi ufficiali, ma ha raccomandato al rappresentante del governo di cercare il dialogo e il confronto in ogni caso. Anche da questo punto di vista una discussione aperta su un progetto di riforma sarebbe molto utile.
 
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